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Buenos Aires, dove gli italiani si sentono a casa

Nasce un legame tra gli italiani in Danimarca e quelli di Buenos Aires, la città oltreoceano che sarà la prima a fregiarsi della certificazione Made By Italians.

Dall’altra parte del mondo c’è una città dai mille volti e tanta voglia di crescere Arrivando a Buenos Aires nelle prime ore del mattino l’autostrada che dall’aeroporto ci porta in centro è già stracolma di automobili. Un’atmosfera che evoca qualcosa di familiare, anche se la fila scorre in modo composto, agile e snello, inspiegabilmente privo di suoni. Sui laterali, viva e pulsante si snoda la vita della città. Case fatiscenti, non ancora las villas, si contrappongono sullo sfondo ai palazzi alti e anonimi della periferia. Cogliamo il senso preciso di una città che ha voglia di vivere, dove i ritmi sono altri, e la dimensione umana è contraddistinta da una piacevole indolenza che finisce per avere la meglio su tutto. L’agglomerato di tre milioni di abitanti che ci circonda è fatto di tanti pezzi diversi. Una Buenos Aires Parigi, una Buenos Aires Londra, una Buenos Aires New York, che tutte insieme ricompongono una identità viva e seduttrice. Così si presenta ai nostri occhi una metropoli consapevole e convinta di se stessa, in una calda giornata di fine dicembre.   Ci addentriamo nelle vie del centro, quartieri popolari si susseguono, intrecciandosi tra loro a perdita d’occhio suddivisi in cuadras, gli isolati di 100 metri che ordinano le strade della città. Alcune finiscono lá dove cominciano i barrios privados o country, roccaforti residenziali di chi paga per vivere dentro un recinto protetto da enormi cancellate e sistemi di allarme con guardie all’entrata, solo i proprietari e i loro ospiti hanno accesso qui. L’altro mondo, quello delle las villas a cui quest’ultimo si contrappone nasce invece dalla miseria, e convive a solo pochi passi da qui. Baracche messe insieme per scommessa, con materiali improponibili e in totale assenza di tutto ciò che sembrerebbe indispensabile alla vita, uno spettacolo che non può lasciare indifferenti. “Ma lo stato sta facendo qualcosa – ci rassicura Paola, origini italiane anche lei da parte di mamma, e di cui va orgogliosa, – scuole, ambulatori, un minimo di organizzazione sociale che permetta loro di poterne venir fuori.” Ci sembra impossibile ma pare che qualcuno ce l’abbia fatta davvero. Ai quartieri popolari della città si alternano Caminito quelli eleganti, tanti i palazzi d’epoca, nelle stradine regolate dal traffico a senso unico, curate e silenziose. Anche qui le guardie all’ingresso dei palazzi dagli androni ampi e rassicuranti sono la regola, tra gli arredi sontuosi e un po’ démodé. Ci sentiamo a casa, e le tante insegne dei negozi dai cognomi italiani evocano in noi nostalgiche emozioni.
Esiste un profondo legame che la comunità italiana ha stabilito con l’Argentina, influenzandone il tessuto sociale e culturale Buenos Aires, con i suoi circa 300.000 abitanti di origine italiana e gli altissimi grattacieli che svettano veloci verso l’alto, è anche una metropoli enorme, ricca e intrigante il cui porto è un punto di arrivo e partenza per transatlantici carichi di persone e merci. Una città in pieno fervore culturale che nella convivenza multietnica ha saputo allocare il segreto del proprio fascino, e che oggi come un tempo accoglie una esigua presenza italiana viva e pulsanti. Non più migranti con la valigia di cartone, ma nemmeno squisitamente tecnologici, una ricerca di cambiamento dove quasi mai il fabbisogno di lavoro è il motivo principale della scelta. La spinta nasce piuttosto dall’aria che vi si respira, dal desiderio di crescita, qui ancora molto deve succedere, e dall’esigenza di mettersi a rischio. Un bisogno di progettualità più generale a cui l’Italia non è in grado di rispondere ormai da troppo tempo.
Caminito, arte, tango e nostalgia Ancora oggi gli abitanti de La Boca si chiamano xeneizes, (genovesi in dialetto genovese) e la scritta xeneizes appare sulle gloriose magliette del Boca Juniors. Ci ritroviamo nel coloratissimo quartiere, dove il maestoso Rio della Plata, così ampio da sembrare un mare, confluisce nel fiume Riachuelo. Qui, nella seconda metà ottocento si insediarono tanti genovesi, e vi si respira più che mai aria di casa. Ancora oggi il quartiere conserva l’aspetto pittoresco vissuto nell’immaginario urbano di Buenos Aires come un luogo esotico. Con il fascino delle sue casette ridipinte dagli immigrati italiani utilizzando le vernici avanzate dalle imbarcazioni. Una Genova in miniatura, da far rivivere ad ogni costo, a migliaia di chilometri di distanza. La magia vera, spesso intrecciata alla malavita, la si respira però nella zona del Caminito, la via dei mercanti d’arte più conosciuta del quartiere dove non è impossibile imbattersi nei tangueros, figure che riaffiorano dal passato, capaci di far rivivere appassionate atmosfere d’altri tempi.

“La SEMANA DE LA COCINA ITALIANA “, organizzata a Buenos Aires dal quotidiano L’Italiano con la partecipazione del MAIE (movimento associativo italiani estero), si fregerà del nuovo marchio Made By Italians a partire dalla prossima edizione. Il marchio, nato allo scopo di rendere riconoscibili le autentiche attività italiane all’estero, in Danimarca ha trovato un grande riscontro ed ha già al suo attivo molti iscritti.

Made By Italians, Il marchio nuovo e promettente nato in Danimarca nel 2014 ad opera di due connazionali italiani e già approdato in Olanda, Belgio e Lituania.
Si rinforza così il legame tra italiani nel mondo, dando nuova linfa ad un prodotto che si affianca a quello del Made in Italy e portando alla luce le persone che producono autenticità italiana fuori dai confini nazionali.

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