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Jessica Alexander: “Con il mio metodo bastano sei parole per crescere bambini felici”

9 novembre 2017
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Jessica Alexander: “Con il mio metodo bastano sei parole per crescere bambini felici”
di Eliana Giusto

Care mamme italiane sappiate che abbiamo sbagliato tutto. Sculacciate, rimproveri ad alto volume, castighi e punizioni faranno dei nostri bambini degli adulti infelici. Ma attenzione, non tutto è perduto. Possiamo sempre recuperare e adottare la modalità hygge, come ci insegnano nel loro libro Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereniJessica Joelle Alexander e Iben Dissing Sandhal (Newton Compton Editori). Ovvero, dobbiamo basare l’ educazione dei nostri figli su sei semplici concetti (le cui iniziali compongono la parola Parent, in inglese genitore): Play (gioco libero), Authenticity (autenticità), Reframing (ristrutturazione degli aspetti negativi), Empathy (empatia), No ultimatum (nessun ricatto), Togetherness (intimità familiare). Un metodo nato da una domanda: perché la Danimarca è da quarant’anni il Paese più felice del mondo nonostante il clima rigido, gli inverni lunghi e bui e le tasse alle stelle? Perché, svelano le autrici dopo tredici anni di studi, hanno trovato la chiave per crescere bene i figli.


Jessica, quindi va bocciata tout court la mamma italiana?
«No, assolutamente. La mamma italiana è molto amorevole, ha una passione innata per la genitorialità e una grande attenzione anche per l’ educazione alimentare dei propri bambini che è un fatto molto importante. Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo e nessuno ha la bacchetta magica, non voglio giudicare. Focalizzerei invece l’ attenzione sul fatto che i danesi sono più felici».

Come fanno? Spiegaci il loro segreto.
«Per tradizione i danesi danno un tipo di educazione ai figli che permette loro di diventare degli adulti sereni. Cominciamo dal gioco. Per i bambini il gioco libero è fondamentale, li aiuta a sviluppare l’ empatia, la resilienza. Imparano a gestire il fallimento e a ricominciare. Se sono in compagnia imparano a relazionarsi con gli altri. Non si può sempre riempirgli le giornate con corsi di ogni tipo, non dobbiamo pensare che devono sempre e per forza imparare qualcosa quando giocano perché questo serve solo a noi, a farci sentire genitori migliori. Vogliamo prove che stanno imparando. E questo crea stress, agita i bambini e agita noi. Invece in Danimarca, dal 1871 il gioco libero è proprio una teoria educativa».

Gioco libero vuol dire che i genitori non devono intervenire?
«Sì, proprio così. Meglio che non si intromettano. Devono risolvere i piccoli problemi da soli. I bambini si aiutano l’ un l’altro quando giocano e sviluppano delle capacità che altrimenti, se un adulto intervenisse, non si svilupperebbero. I bambini vanno accompagnati, incoraggiati ma dobbiamo stare un passo indietro, così manterranno l’innata gioia di imparare».

 E se il bambino fa i capricci? Se quando viene sgridato persiste nel fare qualcosa che non deve, come ci si deve comportare?

«Niente ultimatum, niente sculacciate (che in Danimarca sono persino illegali, ndr). Dobbiamo pensare che un’educazione alternativa è possibile. Anche se è difficile. Bisogna cambiare mentalità e rapportarsi al bambino in maniera diversa. Il braccio di ferro non serve, è necessario un approccio più democratico che aiuti i piccoli ad avere fiducia e ad essere più felici».

Per esempio?
«Cominciamo dal linguaggio. Invece di minacciare se non fai questa cosa allora non vedi i cartoni animati, troviamo una soluzione positiva. Per esempio: il bambino fa un capriccio per non andare a scuola? Allora gli diciamo che lo comprendiamo bene, che capita di svegliarsi male ma gli ricordiamo anche di quanto era stata bella quella lezione di arte… Insomma, il genitore deve cercare sempre di trovare gli aspetti positivi ed enfatizzarli».

Quindi bisogna sempre mantenere i nervi saldi… 
«Sì, assolutamente. La calma genera calma. Il controllo delle nostre reazioni, del tono della nostra voce gioverà in primis a noi genitori».
E questo vale anche per la pappa, immagino. Noi italiane siamo terrorizzate dall’ idea che i nostri figli non mangino.
«Invece bisogna lasciarli liberi di mangiare quello che desiderano, perché stressarli per fargli finire quello che hanno nel piatto non serve a nulla. Provate invece a proporre loro cibi sani, mettete un po’ di tutto nel piatto e cercate di creare un’atmosfera piacevole. E anziché sgridarli quando non aprono bocca, provate a fare come i genitori danesi, che dicono: “Devi mangiare questo cibo così poi diventi forte”. E se il bimbo mangia il genitore gli chiede di fare i muscoli per mostrare quanto sia forte»

Un altro concetto sul quale punta il metodo danese è l’empatia.
«È un concetto fondamentale. Ed è una scoperta incredibile vedere come reagiscono i bambini quando si è empatici con loro. Se tuo figlio vede che ti sei messo nei suoi panni, improvvisamente si tranquillizzerà. Il riconoscimento della propria emozione da parte del genitore sarà rassicurante. Per questo comprendere, interiorizzare e insegnare l’ empatia sono fondamentali per creare bambini e adulti felici».
Nel libro parlate delle fiabe danesi. Le famosissime La Sirenetta e Il brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen, per esempio, nella loro versione originale sono vere e proprie tragedie. Mentre in Italia, ma più in generale nella cultura europea e americana si raccontano solo favole con lieto fine… Perché? 
«Si crede erroneamente che bisogna trasmettere attraverso i film o le favole solo emozioni positive. Ma le ricerche dimostrano che rappresentare la tristezza aumenta la felicità e l’ empatia. Vedere la tristezza o le difficoltà di una situazione ci fanno sentire grati della vita. Servono tutti i colori, tutte le sfumature. Essere autentici crea empatia e rispetto verso gli altri. Se insegniamo ai nostri figli ad accettare i loro sentimenti, buoni o cattivi, le sfide e le difficoltà non li fermeranno».

I danesi poi hanno uno stile di vita hygge che significa, cito un passaggio del suo libro «stare insieme alle persone care in un’atmosfera intima, serena ed accogliente». In questo sono simili agli italiani?
«Sì, l’ Italia è molto hygge. Ama il cibo, a voi italiani piace stare a tavola con le persone care, la famiglia e gli amici. E lo stesso è in Danimarca. I danesi organizzano cene, pranzi o picnic all’aperto hygge, quindi con delle regole precise: non si parla di nulla di negativo. Si devono lasciare fuori dalla porta stress, pettegolezzi, lavoro, politica, tutto ciò che può portare tensione o imbarazzo. E sono banditi telefoni e iPad. Questi sono momenti speciali, in cui si sta insieme senza barriere, in modo molto intimo. In cui si possono condividere ricordi ed esperienze positive. Questo è un momento di convivio speciale: a molti piace anche cantare o giocare. E ai bambini tra l’ altro piace moltissimo, adorano stare con le proprio famiglie senza drammi…».

 

Qual è lo scopo del vostro lavoro, oltre a fornire una guida utile per genitore in erba?
«Io vorrei che i genitori si aiutassero tra loro. Vorrei creare una comunità: se ci possiamo aiutare per migliorare la vita dei nostri bambini, facciamolo».

 

E come?
«Partendo da una profonda riflessione sulla propria famiglia, sull’educazione, partendo dalle piccole cose. Sono convinta che empatia e rispetto cambieranno davvero le cose, cambieranno il mondo».

(Libero)

 

 

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